per la tutela dei diritti umani e per lo studio del danno alla persona

Rivista N°1 anno 14

Presentazione

Potrebbe sembrare il titolo di un romanzo. E invce, è la ragione di un sentimento, forse il più importante, quello di un gentiore, un padre, che osserva con tanto amore, anno dopo anno, il proprio bambino che da piccolo cucciolo si trasforma in una persona adulta.

E anno dopo anno, settimana dopo settimana, giorno dopo giorno, quel genitore inizierà a chiedersi cosa potrà fare quella giovane persona adulta, quale Mondo troverà, quale Società aprirà le proprie braccia per accoglierlo.

E l'interrogativo sempre più pressante diviene: lo avrò preparato bene? Sarò capace di trasmettergli quei valori necessari a convivere con gli altri? Ma io davvero so chi sono gli altri o l'ho preparato a confrontarsi con quegli altri che io conoscevo ma che oggi non ci sono più? E l'ansia e l'angoscia prendono il sopravvento ed attanagliano la gola quando il pensiero va a ciò che sta diventando oggi la Società.

Già la Società, che un tempo si soleva appellare "Civile" per distinguerla da quella che, invece, viveva senza regole, senza valori, senza cultura e senza che la conoscenza della propria Storia trasmettesse e conferisse la fierezza e la dignità che provengono solo dal senso di appartenenza ad un Popolo per la cui libertà tante persone avevano sacrificato la vita.
Essere e sentirsi italiano rappresentavano un'unica cosa, non vi era distinzione tra le due, quando ci si incontrava in un Paese straniero ci si salutava sol perchè si era dello stesso Popolo, si era Fratelli. Già Fratelli, come recita lo straordinario Canto degli Italiani di Mameli. Ma bisogna andare ad un concerto di beneficenza della Polizia di Stato, o similare, per trovare ancora Italiani che, alzatisi in piedi, mettano la mano destra sul cuore seguendo con la loro voce quella dell'Orchestra che scandisce le note e le parole del nostro meraviglioso Inno, sì da sentirsi ancora uno normale a fare altrettanto. Perchè altrimenti può accadere che altri Italiani ti guardino esterrefatti, quando lo si fa fuori da contesti formali.

Ecco, questo siamo diventati noi Italiani!

Abbiamo abbandonato i nostri valori, la nostra storia, abbiamo dimenticato ciò che ci hanno trasmesso i nostri Padri Fondatori, ai quali dedichiamo uno spazio minuscolo nella Capitale. Ma tanto, anche se ce ne fosse più, certamente lo visiterebbero solo gli stranieri, che normalmente fanno la fila per amministrare tutto ciò che la straordinaria ricchezza interiore, di cui disponiamo noi Italiani, ha saputo produrre e proporre nei secoli.

Lasciamo che le nostre migliori menti, i nostri figli più promettenti, che potrebbero restituirci quel lustro e quello spendore che ha caratterizzato tutta la nostra storia, anche pre-Unità, vadano via lì dove vengono apprezzati e valorizzati.

E accade che il grande Maestro Riccardo Muti, imprigionato in un meccanismo politico di scioperi e boicottaggi, decida di lasciare il Teatro dell'Opera di Roma seguito a ruota, purtroppo, da un altro eccellente esponenete delle Arti come il Maestro Nicola Luisotti che rinuncia al San Carlo per problemi analoghi.

E certamente li ritroveremo nel prossimo inverno in un ampolloso Teatro Europeo o d'oltre Oceano a deliziare il fine palato di altri Popoli, quasi increduli nel vedere come accettiamo supini che le nostre eccellenze o i ns.capolavori, e questa volta senza armi come avviene per il più celebre dei nostri dipinti, ormai non siano più nel nostro Paese.

E cosa risponde la politica: che ci sono tante questioni più importanti, che l'Italia sta annaspando e che non può essere un'emergenza il fatto che alcuni artisti o i cervelli abbandonino il nostro Paese. Certo, è vero, ci sono questioni più cogenti da affrontare, ma se si decide di abbandonare il culto della Cultura, allora vuol dire che noi stiamo solo perdendo qualcosa adesso ma lo perderemo per sempre, perchè è solo dalla Cultura che si originano i Valori. E, privi di questo importante punto di riferimento, assisteremo sempre più terrorizzati ai tristi spettacoli che provengono da Paesi di zone di frontiera ormai ostaggio di frange di persone che non hanno alcun rispetto per la vita umana e che obbediscono solo a logiche di sopraffazione e di crudeltà.

Un autorevole giornalista di recente ha detto: stiamo attenti, il sonno della cultura genera mostri, non genera il futuro.

E anche il Mondo delle Professioni è lo specchio della Società di oggi.

Si corre, si va di fretta perchè la scarsa disponibilità di risorse ha colto tutti di sorpresa. Non si era preparati a ciò ed allora, per provare a regger l’urto ed a gestire la situazione sempre più difficile, tutti hanno incrementato gli sforzi, hanno ripreso a lavorare a ritmi che neppure pensavano di poter più tenere. Ma qual è la conoscenza di tutto ciò? Che si è abbassato in maniera drastica il livello della dignità o, potremmo dire, si è alzato in maniera esponenziale il livello di tolleranza dell’ingerenza di chi commissiona il lavoro. E sta scomparendo sempre più la libertà ideologica degli uomini di pensiero, costretti a confrontarsi con le pressanti esigenze quotidiane.

Ed allora il compromesso con la propria coscienza è lì, dietro l’angolo e si assiste sempre più frequentemente, proprio in quei luoghi dove la tutela delle persone, dei loro diritti, dovrebbe essere al massimo livello, ad una paurosa disattenzione che genera vuoti di tutela non facilmente recuperabili, forse provocata o comunque alimentata da una cerchia (fortunatamente ancora ristretta) di intellettuali molto più attenti al loro particulare che ai principi che sempre, invece, dovrebbero informare il comportamento di tutti. Quasi come se loro non fossero anche come quel genitore che guarda un figlio che cresce al quale dovrebbero voler regalare un Mondo bello in cui vivere.

Ma può davvero finire così? Davvero non ci si può ribellare a questo stato di cose? Davvero bisogna rassegnarsi a questo decadimento? No, non è possibile, ognuno di noi dovrebbe levare a gran voce, anche se con significati diversi, quella frase divenuta ormai celebre no, io non ci sto!! Oppure l’altra, divenuta più tristemente famosa per il momento in cui maturò, torni a bordo di un eroe moderno, il Capitano Gregorio De Falco, ennesimo martire di una burocrazia distratta che, invece, di farlo assurgere ad esempio di lealtà e rettitudine per le nuove generazioni, lo relega a mansioni amministrative.

Ecco, questo occorre che facciano tutti quegli intellettuali ancora liberi e dotati di forza e coraggio, bisogna riprendere il timone, almeno il proprio timone, e guidare ed aiutare, con grande solidarietà, tutti quelli che non hanno la forza di farlo.

Dobbiamo crederci ancora, perché questo Paese ha ancora dentro di sé la forza per riemergere. Siamo figli dei tanto Silvio Pellico, Pietro Maroncelli e Federico Confalonieri, e questo potremmo averlo dimenticato, è vero, ma siamo anche i fratelli dei tanto Giancarlo Siani, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Rosario Livatino, Ilaria D’Alpi e dobbiamo sentirci fieri di ciò.

E’ vero, è faticoso, è tanto faticoso: è molto più semplice girare lo sguardo altrove e dire con forza e quella vocina, che dall’interno flebilmente prova ad opporsi, che tanto lo fanno tutti. Ma non può finire così!!

Ai tanti, tantissimi che ancora sono rimasti a bordo: riprendiamo in mano il timone.

Ad majora !!

Napoli, 26 settembre 2014


Giuseppe Mazzucchiello


Avvocato, Presidente dell’Associazione Valore Uomo

 


 

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