per la tutela dei diritti umani e per lo studio del danno alla persona

RIVISTA N° 1 anno 15

Ci eravamo lasciati, nell’ultimo numero di questa nostra rivista, con un auspicio: che ognuno riprendesse in mano il timone, almeno il proprio timone, non lasciando che tutto intorno ci travolgesse, mortificando sogni e aspirazioni.

Auspicio che, in realtà, era un  grido di allarme, una (ri)chiamata per tutti i Professionisti ad una maggior ripresa di coscienza del proprio ruolo di traino della Società Civile, perché senza produzione culturale il progresso si arresta ma, soprattutto, perché il Sonno della Cultura genera mostri . E’ sotto gli occhi di tutti il progressivo decadimento di intere fasce sociali prive ormai di certezze e di punti di riferimento.

L’Europa Unita, imprescindibile sul piano economico e politico, sta però determinando una crisi di identità soprattutto di quei popoli, come forse il nostro, fortemente caratterizzati e completamente diversi  da regione a regione. Il concreto rischio di una pressoché inevitabile massificazione porterà, nel tempo, ad un sensibile abbassamento della soglia qualitativa di quello che era il nostro fiore all’occhiello perché frutto dell’elevata qualità individuale di cui è dotato ogni Italiano: l’artigianato e l’attività d’opera intellettuale.

Ma la speranza non muore mai!!

La gente comune,  con la propria quotidiana tenacia, continua a crederci, convinta che alla fine qualcosa cambierà, che il mondo tornerà ad essere quello di una volta, ove i valori contavano, ove l’uomo di cultura non si piegava alla logica del capitalismo del quale oggi, invece, vuole essere troppo spesso necessariamente protagonista abdicando a giuramenti deontologici fatti forse in epoche troppo lontane e mai più rinnovati.

Ma la domanda di Giustizia, infinite volte umiliata e repressa, non cessa di riemergere nella storia degli Uomini, affidandosi alla tenacia della Speranza.

La sentenza della Suprema Corte n. 1361 del 2014 (cd. Scarano), accordando la tutela del bene più importante, ha restituito all’Uomo la centralità a volte mortificata (né la pronuncia della SS.UU. può far ritenere la questione chiusa ove se ne consideri la pochezza delle argomentazioni); la strada tracciata potrà non essere condivisibile dai teorici del diritto più formali, ma è una strada, un percorso, un’idea, che può illuminare quei Giuristi che hanno rinunciato alla ricerca del valore universale della Giustizia.

E, pensando alla nobiltà d’intenti delle parole espresse in quella pronuncia, abbiamo provato a dimenticare quanto, invece, letto nelle parole della Consulta che, con la pronuncia 235/2014, ha segnato probabilmente uno dei momenti più tristi della Sua meravigliosa storia Repubblicana, i cui fasti speriamo vengano rinverditi al più presto anche per far cadere nell’oblìo affermazioni come quelle in cui l’esigenza di tutelare la libera iniziativa privata la fa assurgere a Diritto Umano Inviolabile!  Lo sgomento che essa ha procurato è ancora visibile ogni volta che se ne discute.

La pretesa universalistica della Giustizia e quella della Verità trovano la loro sintesi quando consentono di dare un senso, un valore, al lavoro del Giurista. Se cattolico, il Giurista non può non essere mosso dalla convinzione che il “giusto” è nel “bene” e quindi il bene umano deve essere difeso e promosso.

Perché non può esservi progresso laddove non vi sia protezione di chi ha più bisogno, che non è  ( o almeno non solo)  il povero, ma anche chi si trovi, per colpa d’altri, ad essere mortificato nel fisico o nello spirito  o nella dignità, e che deve essere tutelato.

Ed invece i progetti di riforma nella (de)tutela della persona, che avanzano inesorabili nei loro percorsi parlamentari, tra i quali il DDL concorrenza e la riforma della Responsabilità Sanitaria, per come strutturati, evidenziano immediatamente quanto essi siano lontani da quegli ideali cattolici in cui il bene umano viene prima d’ogni altra cosa, ma anche da quelli laici in cui comunque prevale la centralità dell’Uomo. Ma quello che rende tutto ancor più triste è che il contributo più importante, nei progetti di riforma, viene proprio da chi ha scritto, in un recente passato, pagine importanti della Responsabilità civile e poi, come tanti, ha dimenticato la propria storia piegandosi a logiche assolutamente vuote di Valori.

Cosa direbbero di tutto ciò i nostri Padri Costituenti?

Ad maiora!

Napoli, 24 settembre 2015

Giuseppe Mazzucchiello

Presidente dell’Associazione Valore Uomo

 

 

 

associazione valore uomo

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