per la tutela dei diritti umani e per lo studio del danno alla persona

Rivista N° 1 anno 03

DANNO ESISTENZIALE,
BENVENUTO NELL ‘ORDINAMENTO GIURIDICO ITALIANO

Cari soci, cari lettori abbiamo vissuto e tenacemente contrastato il tentativo di far approvare leggi, chiaramente incostituzionali di riforma del settore del danno alla persona; è stata dapprima approvata la riforma dell’INAIL in senso, infatti, chiaramente difforme dai tanti moniti impartiti dalla Consulta.
Poi abbiamo assistito ad una progressiva erosione della tutela risarcitoria. Tutela che, fino al varo della leggina 5 7/2001 era garantita dall’impianto giurisprudenziale costruito intorno al danno biologico, quale danno onnicomprensivo dei pregiudizi psico-fisici e relazionali conseguenti ad una lesione. Tuttavia la leggina 5 7/2001, nella sua stesura definitiva, garantiva la personalizzazione del risarcimento. Ma la legge 273/2002 l’ha stravolta introducendo il principio della ingessatura del Magistrato al quale è concessa la possibilità di personalizzare il risarcimento solo fino ad 1/5 in più rispetto alla “tabellina” di liquidazione monetaria per la lesione fino al 9%. Ed è evidente che se il Magistrato diviene un contabile, il risarcimento non può che trasformarsi in un indennizzo!!!
Ed è svanita anche l’unica speranza che il danneggiato potesse sottrarsi a tale rigore, cioè che non è venisse mai vara la tabella medico-legale senza la quale là legge57/2001, come anche la 273/2002 per tutte le altre invalidità fino al 100%, non avrebbe vigore.
Purtroppo però la Commissione medico- legale, che ha lavorato presso il Ministero dell’industria, ha completato i lavori della tabella medico — legale fino al 9% di cui alla legge 57/2001, che, quindi, molto probabilmente diverrà operativa. Non è dato di sapere, tuttavia, se i danneggiati siano stati rappresentati istituzionalmente nell’ambito della Commissione In questa ottica, dunque, il danno biologico si avvia a divenire un danno caratterizzato dalla tutela indennizzatoria.
Nel frattempo, per contenere la spinta della nuova voce di danne; ossia il danno esistenziale - l’unico in grado di consentire alla vittima di un illecito, lesivo o meno dal punto di vista psico-fisico, l’integra le ristoro dei danni - si erano messi in moto forti movimenti riduzionistici, uno dei quali si era manifestato attraverso la proposizione di un ‘eccezione di incostituzionalità (l’ennesima) dell’art. 2059 c.c. ove la questione principale, priva di senso, era tesa a simulare quella) solo apparentemente secondaria) volta ad ottenere una pronuncia interpretativa che, di fatto, eliminasse il danno esistenziale dichiarandolo un duplicato del danno morale ed in questo assorbito.
E noi avevamo già sottolineato, nel saggio ‘Danno morale e danno esistenziale” del dicembre 2002, la minaccia al neonato danno. Ma l’opera congiunta della Suprema Corte e della Consulta - la cui pronuncia in alcuni, determinati punti, è perfettamente concorde con le tesi da noi espresse nel citato sag gio - ha dato una rilettura) Costituzionalmente orientata, dell’intero sistema risarcitorio dei danni non patrimoniali. In verità, facendo un preliminare passo indietro nel tempo, rileviamo che la Corte di Cassazione aveva già iniziato ad operare una rivoluzione ed una rivisitazione del suo stesso pensiero con la Sentenza 2515/02 (SS. fili ) sulla nube di Seveso, nella quale si era di fatto autocensurata per la lettura della Sentenza Mengoni, la n. 3 72/94 della Consulta) la quale; reinteipretata, “in pectore”, già evidenziava come il danno morale avesse una dignità ed una rilevanza costituzionale al pari del danno biologico (alla salute) di cui all’art. 32 della ns. Carta Costituzionale.
E la successiva pronuncia) la n 9556/02 (sempre delle SS UU), ne aveva accentuato le dimensioni Costituzionali sancendo il diritto, per chiunque si trovi in un legame affettivo permanente con il danneggiato, ad essere risarcito, perché titolare di un autonomo diritto, leso dall’evento primario, che veniva così, ad assumere una valenza plurioffensiva soggettiva.
Venendo ai giorni nostri, quindi, la S.C. con le due; quasi identiche e contemporanee, sentenze del 31.05.2003(8827 e 8828) ha completamente scardinato il sistema risarcitorio costruite; fino ad allora da Essa stessa e dalle Corti di merito per il danno esistenziale; sostituendo la formula:
art. 2043 c.c. + articolo della Costituzione violato = risarcimento
con quella
2059 c.c. ÷ articolo della Costituzione violato = risarcimento.

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