per la tutela dei diritti umani e per lo studio del danno alla persona

IL RISARCIMENTO INTEGRALE DEL DANNO ALLA PERSONA NELLE SENTENZE GEMELLE

Quando il fermento ed il dibattito giuridico sul danno alla persona si fanno intensi, è necessario partecipare!!
 

Le Sezioni Unite, con le sentenze gemelle del 2008, hanno scritto un’ulteriore pagina indelebile sulla tutela risarcitoria della persona umana; pochi, però, hanno evidenziato quanto quelle pronunzie siano in linea con la nuova Costituzione Europea dei Diritti Umani
Inviolabili (Carta dei Diritti Fondamentali dell’UE, Consiglio di Nizza del 7/12/2000, in vigore dal 1/12/2009), che determina l’obbligo risarcitorio anche del danno esistenziale, rectius, pregiudizio esistenziale.
 

E' chiarissimo, infatti, come, al di là di apparenti contraddizioni espositive, quelle pronunzie gemelle abbiano tracciato, anzi scavato, il solco entro il quale dovranno muoversi tutti gli operatori del diritto al fine di pervenire al più importante di tutti i risultati:
accordare la massima tutela risarcitoria a quanti abbiano patito una menomazione dell’integrità psico-fisica od una lesione dei diritti umani inviolabili.
 

E bollare come illegittimo il ristoro del danno morale secondo un criterio di vassallaggio rispetto al danno biologico, sancendone, invece, la risarcibilità in maniera autonoma e commisurata alla gravità dell’offesa alla dignità personale patita, che prescinda dall’entità della (eventuale) menomazione psico-fisica subìta -sulla scia di un atteggiamento già inaugurato con la sentenza n° 2515 del 2002 con la quale le Sezioni Unite avevano ammesso la gravità dell’errore commesso dall’intera Giurisprudenza per l’errata interpretazione della sentenza Mengoni della Consulta del 1994, che aveva condotto alla mortificazione del danno morale- è stata un’ulteriore dimostrazione di quanto la Suprema Corte continui a considerare centrale il tema dell’INTEGRALE RISARCIMENTO DEL DANNO ALLA PERSONA.
 

E non può sfuggire come le suddette sentenze abbiano ribadito l’obbligo di risarcire il pregiudizio esistenziale con invito, ai Magistrati del merito, a dar conto di tutte le poste risarcitorie inserite nel complesso coacervo del danno non patrimoniale, per essere certi che ogni lesione di diritto umano inviolabile abbia trovato riconoscimento.
 

Ed è magistrale il rinvio alla nostra norma “aperta”, cioè l’art. 2 della Costituzione Repubblicana e, soprattutto, a quella Comunitaria, punto 3.7 del preambolo delle sentenze gemelle, chissà... forse nella consapevolezza dell’imminente entrata in vigore della Carta di Nizza, per l’elenco dei diritti umani inviolabili, la cui lesione diviene il presupposto, ovviamente in uno alla entità della lesione patita, per poter poi procedere alla liquidazione del danno (pregiudizio) esistenziale in ragione della lesione del diritto medesimo.
 

Né deve sfuggire come le sentenze gemelle abbiano, definitivamente, affermato la risarcibilità del danno non patrimoniale anche nell’azione da inadempimento del contratto avente ad oggetto una prestazione sanitaria, cd. “contratto di protezione”, nel quale gli interessi da realizzare attengono alla sfera della salute in senso ampio, di guisa che l’inadempimento del debitore (il medico, la struttura) è suscettivo di ledere diritti inviolabili della persona cagionando pregiudizi non patrimoniali.
 

Il Seminario, quindi, che verrà svolto in molte città d’Italia (Torino, Milano, Firenze, Roma, Catania), partendo dagli ultimi approdi giurisprudenziali sul tema del danno alla persona, affronterà, poi, l’incedere procedurale dell’azione risarcitoria da responsabilità professionale sanitaria, così come progressivamente delineatasi nella giurisprudenza di merito e di legittimità.
 

E quando accade che il Magistrato, nell’azione da responsabilità contrattuale che prevede a carico del debitore l’onere di dedurre e di provare le circostanze a discolpa, ravvisi l’opportunità di avvalersi del CTU, non solo per valutare il danno ma anche (in considerazione del suo diverso bagaglio culturale) per accertare la validità di quelle deduzioni ed allegazioni, il rigore scientifico del CTU dovrà essere tale da fornire al Magistrato tutti gli elementi perché questi possa effettuare una propria, personale, valutazione complessiva degli eventi. D’altronde, qualunque atteggiamento diverso dal mero apporto scientifico, appesantirebbe il CTU di una responsabilità (anche morale) che non gli compete, ove si consideri che l’amministrazione della Giustizia è compito esclusivo del Magistrato, al quale, chiunque ritenga di essere stato leso, ha il diritto di rivolgersi.

Ad majora!!!
Napoli-Roma, 8 gennaio 2010


Giuseppe Mazzucchiello
Avvocato, Presidente dell’Associazione Valore Uomo

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