Esame di abilitazione per la professione di Avvocato: al via la riforma!

Il Decreto Legge 100 del 12 giugno 2026 convertito con modifiche nella legge 145 del 7 agosto 2026 ha stabilito le nuove regole: due prove scritte ed una orale.
L’Esame di Stato per l’abilitazione all’esercizio della professione forense rappresenta uno dei passaggi più rilevanti nel percorso di accesso all’avvocatura. L’edizione 2026 si inserisce nel quadro normativo delineato dalla disciplina dell’ordinamento forense e dalle disposizioni ministeriali che regolano lo svolgimento delle prove.
Per i candidati, conoscere preventivamente la struttura dell’esame non costituisce soltanto un’esigenza organizzativa, ma rappresenta un elemento essenziale della preparazione. La prova, infatti, richiede la capacità di individuare rapidamente le questioni giuridiche rilevanti, selezionare le norme applicabili, utilizzare correttamente la giurisprudenza e costruire una soluzione motivata secondo una metodologia propriamente forense.
Il bando per il nuovo esame per l’abilitazione alla professione di Avvocato è stato indetto con il Decreto Ministeriale del 3 Settembre 2026
«La valutazione delle prove deve fondarsi sui seguenti criteri: chiarezza, logicità e rigore metodologico dell’esposizione; dimostrazione della concreta capacità di soluzione di specifici problemi giuridici; dimostrazione della conoscenza dei fondamenti teorici degli istituti giuridici trattati; dimostrazione della capacità di cogliere eventuali profili di interdisciplinarietà; dimostrazione della conoscenza delle tecniche di persuasione e argomentazione». DM 3 Settembre 2026
La sessione 2026 prevede due prove scritte, articolate secondo una struttura diretta a verificare differenti competenze del candidato e una prova orale.
Le prove scritte
La prima prova scritta consiste nella redazione di un parere motivato, individuato tra le materie previste dalla disciplina dell'esame.
La seconda prova scritta consiste nella redazione di un atto giudiziario, anch'esso riferito a una delle aree disciplinari previste.
La distinzione tra le due prove assume particolare importanza.
Nel parere motivato il candidato deve, in primo luogo, individuare il problema giuridico sottoposto alla propria attenzione e successivamente esaminare le possibili soluzioni, illustrando le ragioni a sostegno della tesi ritenuta applicabile al caso concreto.
La redazione dell'atto giudiziario richiede invece una diversa impostazione. Non è sufficiente dimostrare una conoscenza astratta della disciplina: occorre individuare il corretto strumento processuale, rispettarne la struttura e formulare le domande e le argomentazioni in modo coerente con la posizione della parte assistita.
La preparazione all'orale
La preparazione non può esaurirsi nelle prove scritte.
La fase orale richiede una conoscenza sistematica delle materie previste dalla disciplina dell'esame e, soprattutto, la capacità di esporre gli istituti in modo chiaro e ordinato.
Particolare attenzione deve essere riservata alla capacità di collegare diritto sostanziale e diritto processuale.
Nell'attività professionale, infatti, conoscere il diritto sostanziale senza comprendere gli strumenti processuali attraverso i quali farlo valere può risultare insufficiente. La preparazione all'orale dovrebbe quindi essere impostata non come una semplice memorizzazione di nozioni, ma come costruzione di collegamenti tra istituti, norme e problematiche applicative.
Il ruolo della giurisprudenza
Uno degli aspetti centrali della preparazione riguarda l'utilizzo della giurisprudenza.
Il candidato non dovrebbe limitarsi a richiamare una pronuncia attraverso il numero e la data, ma dovrebbe essere in grado di comprendere il principio giuridico sottostante e verificarne la pertinenza rispetto alla fattispecie proposta.
La giurisprudenza assume quindi una funzione prevalentemente argomentativa.
Una citazione giurisprudenziale priva di collegamento con il ragionamento sviluppato nell'elaborato rischia di rimanere meramente ornamentale. Al contrario, il riferimento a un orientamento giurisprudenziale può risultare efficace quando viene utilizzato per risolvere uno specifico problema interpretativo e viene collegato alla disciplina normativa applicabile.
La gestione del tempo
La dimensione temporale rappresenta un ulteriore elemento decisivo.
Le ore a disposizione devono essere organizzate evitando di concentrare l'intero lavoro sulla sola redazione materiale dell'elaborato.
Una metodologia razionale dovrebbe prevedere almeno quattro momenti:
- lettura e comprensione della traccia;
- individuazione delle questioni giuridiche;
- ricerca e selezione delle disposizioni e degli orientamenti rilevanti;
- redazione, revisione e controllo finale.
La fase preliminare assume particolare importanza perché consente di evitare uno degli errori più frequenti nelle prove scritte: iniziare immediatamente a scrivere senza avere previamente individuato la struttura logica dell'elaborato.
Il metodo nella redazione del parere
Un parere efficace dovrebbe presentare una struttura coerente e facilmente leggibile.
Dopo una breve introduzione della questione, il candidato dovrebbe procedere all'individuazione delle disposizioni applicabili, affrontare gli eventuali contrasti interpretativi e successivamente collegare le regole individuate alla fattispecie concreta.
La conclusione dovrebbe rispondere in maniera chiara al quesito posto dalla traccia.
Il valore dell'elaborato non dipende, pertanto, dalla quantità di nozioni inserite, ma dalla capacità di selezionare quelle effettivamente pertinenti.
La redazione dell'atto giudiziario
La prova relativa all'atto richiede un approccio ancora più operativo.
Prima della redazione è necessario individuare:
- la posizione processuale della parte;
- l'autorità giudiziaria competente;
- il tipo di atto richiesto;
- i presupposti processuali;
- le domande proponibili;
- i fatti rilevanti;
- le eccezioni e le difese utilizzabili;
- le conclusioni coerenti con le argomentazioni sviluppate.
La correttezza formale dell'atto non sostituisce la preparazione giuridica, ma costituisce parte integrante della prova. Un atto processuale deve infatti essere costruito secondo una logica diversa rispetto a un elaborato meramente teorico.
La preparazione all'orale
La preparazione non può esaurirsi nelle prove scritte.
La fase orale richiede una conoscenza sistematica delle materie previste dalla disciplina dell'esame e, soprattutto, la capacità di esporre gli istituti in modo chiaro e ordinato.
Particolare attenzione deve essere riservata alla capacità di collegare diritto sostanziale e diritto processuale.
Nell'attività professionale, infatti, conoscere il diritto sostanziale senza comprendere gli strumenti processuali attraverso i quali farlo valere può risultare insufficiente. La preparazione all'orale dovrebbe quindi essere impostata non come una semplice memorizzazione di nozioni, ma come costruzione di collegamenti tra istituti, norme e problematiche applicative.
Un esame fondato sulla capacità di ragionamento
L'esame di abilitazione non può essere ridotto a una verifica mnemonica.
Il candidato è chiamato a dimostrare una competenza più ampia: leggere una fattispecie, individuare il problema, selezionare le fonti, confrontare le possibili soluzioni e formulare una conclusione giuridicamente motivata.
Questa impostazione rende particolarmente importante l'esercitazione.
La preparazione teorica dovrebbe essere accompagnata dalla redazione periodica di pareri e atti, dalla successiva revisione degli elaborati e dall'analisi degli errori commessi.
Conclusioni
L'Esame di avvocato 2026 richiede ai candidati una preparazione che combini conoscenza normativa, capacità di interpretazione, uso consapevole della giurisprudenza e tecnica di redazione.
La differenza tra una preparazione esclusivamente teorica e una preparazione orientata alla prova risiede soprattutto nella capacità di trasformare le conoscenze acquisite in un ragionamento giuridico strutturato.
Per questo motivo, lo studio delle singole materie dovrebbe essere accompagnato da un costante esercizio pratico: affrontare tracce, costruire scalette, redigere elaborati e atti, verificare la correttezza delle conclusioni e imparare a gestire il tempo disponibile.
L'obiettivo finale non consiste semplicemente nel ricordare il maggior numero possibile di norme o pronunce, ma nel dimostrare di saper utilizzare gli strumenti del diritto per fornire una soluzione argomentata a un problema concreto.












