“Nothing about us, without us”. La Ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli inaugura ad Ottawa la mostra “Inclusion and Disability” sulla Carta di Solfagnano

L’inaugurazione a Ottawa della mostra itinerante Inclusion and Disability: The Solfagnano Charter – Nothing about us, without us offre l’occasione per interrogarsi sul significato propriamente giuridico della Carta di Solfagnano e, più in generale, sull’evoluzione del sistema di tutela dei diritti delle persone con disabilità.
L’iniziativa, ospitata presso la Carleton University, costituisce una nuova tappa del progetto internazionale dedicato alla diffusione dei principi elaborati nell’ambito del primo G7 Inclusione e Disabilità, svoltosi in Italia nel 2024. La mostra presenta nove pannelli, realizzati anche attraverso linguaggi grafici e testi semplificati, con soluzioni di accessibilità rivolte, tra gli altri, alle persone con disabilità visiva. Ma al di là dell'evento istituzionale, la Carta di Solfagnano pone una questione centrale per il diritto contemporaneo: come trasformare il riconoscimento formale dei diritti in una loro effettiva possibilità di esercizio?
Il passaggio dalla tutela alla partecipazione
La prospettiva giuridica sulla disabilità ha progressivamente superato un modello fondato prevalentemente sulla protezione e sull'assistenza. Il punto di svolta è rappresentato dall'affermazione della persona con disabilità quale titolare pieno di diritti, chiamata a partecipare alle decisioni che la riguardano e alla vita della comunità in condizioni di uguaglianza. La formula “Nothing about us, without us”, richiamata nel titolo della mostra, esprime proprio questo mutamento di paradigma. Non si tratta soltanto di garantire una prestazione o di rimuovere una difficoltà individuale, ma di assicurare che le persone con disabilità siano protagoniste dei processi decisionali concernenti le politiche pubbliche, il lavoro, l'istruzione, la vita sociale e la partecipazione civica. Il principio assume così una precisa dimensione giuridica: l'inclusione non può essere considerata esclusivamente una finalità politica, ma deve tradursi in procedure, obblighi, garanzie e strumenti concretamente accessibili.
La Carta di Solfagnano nel sistema internazionale dei diritti
La Carta si colloca all'interno di un quadro giuridico internazionale già caratterizzato dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità. Il documento adottato nell'ambito del G7 individua otto priorità e richiama temi quali l'accessibilità universale, la vita indipendente, l'istruzione inclusiva, l'occupazione e la piena partecipazione delle persone con disabilità. Il Canada ha adottato la Carta nel contesto del G7 italiano del 2024. La sua rilevanza, pertanto, non deve essere confusa con quella di una fonte normativa immediatamente assimilabile a una legge nazionale. La Carta rappresenta piuttosto un documento di indirizzo e di impegno politico-istituzionale internazionale, la cui effettività dipende dalla capacità degli Stati di tradurre i principi enunciati in politiche, norme e strumenti amministrativi concreti. È proprio in questa fase di attuazione che emerge la dimensione propriamente giuridica del problema.
Accessibilità: da requisito tecnico a diritto
Uno degli aspetti più significativi riguarda il concetto di accessibilità. L'accessibilità non può essere ridotta alla presenza di una rampa, di un ascensore o di un dispositivo tecnologico. Nel moderno diritto antidiscriminatorio essa investe l'intero ambiente nel quale la persona vive e partecipa: spazi fisici, trasporti, comunicazioni, informazioni, servizi pubblici, istruzione, lavoro e tecnologie.
Anche la stessa mostra di Ottawa è stata concepita secondo una logica di accessibilità: i contenuti sono presentati con testi semplificati e strumenti destinati a rendere l'esposizione fruibile anche dalle persone con disabilità visiva. L'esempio è significativo perché dimostra come il principio dell'accessibilità possa essere applicato non soltanto alle strutture pubbliche o ai servizi essenziali, ma anche alla circolazione della conoscenza e dell'informazione. In questa prospettiva, l'accessibilità diviene una condizione preliminare dell'uguaglianza sostanziale.
Il ruolo delle istituzioni e il problema dell'effettività
Il diritto contemporaneo alla disabilità presenta una caratteristica essenziale: la distanza tra il riconoscimento del diritto e la sua concreta attuazione può essere determinante. Affermare il diritto alla partecipazione non è sufficiente se le procedure amministrative non sono accessibili. Riconoscere il diritto al lavoro non basta se persistono barriere organizzative o ambientali. Prevedere l'accesso all'istruzione non garantisce automaticamente un percorso realmente inclusivo. Ne deriva una responsabilità particolare delle istituzioni: progettare le politiche pubbliche tenendo conto della diversità delle condizioni personali fin dalla loro elaborazione, anziché intervenire successivamente per correggere situazioni di esclusione. La stessa iniziativa di Ottawa si inserisce in una prospettiva di cooperazione tra Italia e Canada. A margine dell'inaugurazione, infatti, si è svolta una discussione di alto livello sui diritti e sull'inclusione delle persone con disabilità ed è stato annunciato un percorso di scambio e collaborazione su inclusione lavorativa, terzo settore, giovani con disabilità, nuove tecnologie e intelligenza artificiale.
Disabilità e intelligenza artificiale: la nuova frontiera giuridica
Il riferimento alle nuove tecnologie apre inoltre una questione destinata ad assumere crescente importanza. L'intelligenza artificiale può diventare uno strumento di inclusione, facilitando l'accesso alle informazioni, la comunicazione e alcune forme di autonomia personale. Allo stesso tempo, sistemi automatizzati progettati senza adeguate garanzie possono generare nuove forme di esclusione. Il problema giuridico, dunque, non consiste soltanto nell'utilizzare la tecnologia per assistere la persona con disabilità, ma nel garantire che la tecnologia stessa sia progettata secondo criteri di accessibilità, non discriminazione, trasparenza e tutela della dignità della persona. Il principio “Nothing about us, without us” assume qui una particolare attualità: le persone direttamente interessate devono poter partecipare anche alla progettazione e alla valutazione degli strumenti tecnologici destinati a incidere sulla loro vita.
La cooperazione internazionale come strumento di attuazione
La tappa canadese della mostra evidenzia, infine, una dimensione ulteriore: la tutela dei diritti delle persone con disabilità non può essere affrontata esclusivamente entro i confini nazionali. La cooperazione tra Stati consente infatti di confrontare modelli normativi, pratiche amministrative e strumenti di inclusione, favorendo la circolazione delle esperienze. La Carta di Solfagnano può quindi essere letta come uno strumento di convergenza delle politiche pubbliche, mentre la Convenzione ONU costituisce il riferimento internazionale fondamentale nel sistema di protezione dei diritti delle persone con disabilità. Il Canada, ad esempio, ha ratificato la Convenzione ONU La sfida consiste nel trasformare questi principi condivisi in risultati misurabili nella vita quotidiana.
Dalla dichiarazione di principio alla responsabilità pubblica
La vera questione posta dalla Carta di Solfagnano non è dunque soltanto quella di affermare nuovi diritti, ma di interrogarsi sulle condizioni necessarie affinché i diritti già riconosciuti possano essere effettivamente esercitati. L'inclusione diventa così un parametro attraverso il quale valutare la qualità delle politiche pubbliche: non soltanto in relazione alle risorse stanziate, ma anche alla capacità delle istituzioni di eliminare le barriere che impediscono alle persone di partecipare pienamente alla vita sociale, economica e civile. La mostra di Ottawa, sotto questo profilo, assume un significato che supera quello culturale. Rendere accessibile il contenuto della Carta significa applicare, già nella comunicazione, il principio che la Carta intende promuovere. Il messaggio giuridico più rilevante è quindi semplice ma sostanziale: la persona con disabilità non deve essere considerata destinataria passiva di una politica di protezione, bensì soggetto titolare di diritti e parte attiva delle decisioni che incidono sulla propria vita. È in questo passaggio — dalla protezione alla partecipazione, dall'assistenza all'autonomia, dalla dichiarazione all'effettività — che si misura l'evoluzione del diritto della disabilità nel XXI secolo.












